martedì 2 luglio 2019

Xi Jinping al G20: la Cina aprirà ulteriormente il proprio mercato

Durante il G20, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina è pronta ad aprire ulteriormente il proprio mercato per contrastare ogni protezionismo
Il 28 giugno si è tenuto a Osaka, in Giappone, il 14esimo vertice del G20. Il Presidente cinese Xi Jinping, presente all’evento, ha pronunciato un discorso intitolato “Avanzare mano nella mano per creare insieme un’economia mondiale di alta qualità”.
tterà in modo paritario gli investimenti e le aziende straniere registrate sul proprio territorio e promuoverà i negoziati economico-commerciali.
Lo scorso marzo il più alto organo legislativo della Repubblica Popolare cinese ha approvato la cosiddetta "Legge sugli investimenti stranieri", confermando giuridicamente la transizione della Cina da mercato aperto di tipo generale a mercato aperto sistemico, creando così un nuovo modello finalizzato ad ampliare ulteriormente l'apertura del Paese.
Le imprese transnazionali, intanto, hanno aumentato i loro investimenti in Cina. Secondo gli ultimi dati del ministero del Commercio cinese, nei primi cinque mesi di quest'anno il capitale effettivo straniero utilizzato oltre Muraglia ha toccato quota 369,06 miliardi di yuan, registrando un incremento su base annua del 6,8%. Dato il rallentamento degli investimenti diretti esteri a livello globale, questa crescita evidenzia la fiducia nutrita dalle aziende straniere nei confronti del mercato cinese.
Una maggiore apertura della Cina sarebbe accolta con favore non solo dalle aziende transnazionali, ma anche dalle regioni sottosviluppate. Secondo Hannah Wanjie Ryder, CEO del Development Reimagined in Kenya, nel 2000 le importazioni cinesi dai Paesi non africani superavano di 44 volte quelle dall'Africa; oggi questo divario è diminuito enormemente, riducendosi a 22 volte. Si tratta naturalmente di un grande progresso. Al contrario, il mercato statunitense nel Continente Nero si sta chiudendo.
Molti esperti presenti al G20 hanno osservato come un'economia globale aperta debba attualmente affrontare gravi sfide a causa del protezionismo e dell’unilateralismo, sottolineando come i fattori d’incertezza siano aumentati notevolmente. E anche il commercio mondiale è influenzato in modo sempre più rilevante da tali sfide.
A conferma di ciò, recentemente è stato lanciato lo Shanghai-London Stock Connect e sta per essere pubblicata una nuova edizione della lista negativa degli investimenti stranieri; inoltre stanno realizzandosi gradualmente le misure promesse dalla Cina per aumentare il grado di apertura del Paese verso l'estero. Il 25 giugno, sempre a Osaka, si è svolto il Forum Internazionale cinese delle scienze sociali, dove Xie Fuzhan, il direttore dell'Accademia cinese delle scienze sociali, ha dichiarato che la Cina ha sempre promosso un'economia mondiale aperta e contribuito affinché si realizzasse. “Dopo lo scoppio della crisi finanziaria internazionale nel 2008 – ha spietago Fuzhan - la Cina non solo non ha chiuso le sue porte verso l’estero, ma ha anche deciso di ricorrere a un più alto grado di apertura come mezzo fondamentale per far fronte alla crisi finanziaria e promuovere la crescita economica, in modo da consentire a più Paesi di condividere le opportunità portate dal suo sviluppo”. Il direttore ha poi concluso così il suo pensiero: “Da molti anni la Repubblica Popolare contribuisce stabilmente a circa il 30% alla crescita economica mondiale, rivelandosi uno stabilizzatore nonché forza motrice dell'economia globale. La Cina ha da poco lanciato una serie di importanti misure strategiche volte ad attuare una nuova tornata di riforme con l’obiettivo di rafforzare l’assetto istituzionale e strutturale del Paese”.

Matthew Goodman, vicepresidente senior del Center for Strategic and International Studies statunitense, ha osservato che, trattandosi delle due maggiori economie del mondo, è evidente che gli attriti commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina avranno ripercussioni negative sul resto del pianeta. Goodman ha inoltre affermato che la guerra dei dazi risulta molto pericolosa per l’economia mondiale: “Gli attriti commerciali risultano molto pericolosi per l'economia globale. Le misure tariffarie adottate da entrambe le parti hanno aumentato le incertezze sulla crescita economica mondiale. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, gli attriti commerciali tra i due Paesi comporteranno un calo compreso tra lo 0,3% e lo 0,5% della crescita economica globale, numeri che non dovrebbero essere sottovalutati dato che l’economia mondiale risulta già molto debole. Credo che questi fattori d’incertezza abbiano anche sconvolto l'ordine della catena di fornitura globale”.

Il Partito islamico sfida l'Europa: "Nel 2030 saremo maggioranza"

"Bruxelles, la capitale dell'Unione Europea, nel 2030 sarà a maggioranza musulmana". La previsione è di Redouane Ahrouch, fondatore del Parti Islam, un piccolo partito islamista che, in vista delle amministrative del prossimo ottobre, sta facendo molto rumore in Belgio.
"Oggi - spiega all'agenzia Adnkronos - il 33% della popolazione è di religione islamica. Su 1,2 milioni di abitanti, ci sono circa 400mila musulmani. Nel giro di 12 anni, nel 2030 saremo in tutto 1,3-1,4 milioni e noi saremo la maggioranza". La capitale belga, che è anche la principale sede delle istituzioni dell'Unione europea, sarà dunque "la prima regione d'Europa ad essere a maggioranza musulmana".
Non c'è modo di sapere se la previsione di Ahrouch sull"islamizzazione" di Bruxelles sia esatta. Il governo belga, infatti, non pubblica dati ufficiali sull'appartenenza religiosa dei cittadini. Ma la prospettiva appare credibile: da anni nella capitale belga, dove l'immigrazione dal Nord Africa è iniziata agli inizi degli anni Sessanta, il nome più diffuso tra i nuovi nati è Mohammed. Nonostante contro il Parti Islam, che è l'acronimo di "Intégrité, Solidarité, Liberté, Authenticité, Moralitè", si siano già levati appelli bipartisan per chiederne la messa al bando, Ahrouch è determinato a portare avanti la propria battaglia: "Vogliamo che i bruxellesi musulmani siano rappresentati, in modo tale da esprimere in maniera democratica e non violenta il malcontento di una comunità fragile, quella musulmana, che può cadere vittima dell'estremismo". Un pericolo concreto, come si è visto a Parigi nel novembre del 2015 e a Bruxelles nel marzo 2016. Per il leader del Parti Islam, però, le colpe non vanno ricercate all'interno della comunità islamica ma tra i giornalisti e i politici che descrivono, a suo dire, tutti i musulmani come terroristi. "Il Partito Socialista ha sempre lavorato per il comunitarismo - accusa - hanno lavorato con marocchini e turchi (Ahrouch è sciita, ndr), per avere i loro voti, restare al potere ed arricchirsi. Hanno bisogno dei voti della comunità e poi trattano noi da comunitaristi". In contropartita, avrebbero dato "la possibilità agli estremisti di installarsi nei quartieri, come a Molenbeek". E proprio Molenbeek, secondo Ahrouch, "c'è una presenza incredibile di jihadisti, perché i socialisti, che hanno governato per trent'anni, hanno chiuso gli occhi davanti agli imam integralisti che venivano qui a diffondere il loro odio nelle moschee. E in cambio Philippe Moureaux (l'ex sindaco socialista, ndr) chiedeva all'imam il voto della comunità".
Ahrouch si rifa al Partito Sociale Cristiano che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa. "A me non disturba che ci siano partiti così - spiega ancora all'Adnkronos - l'importante è non imporre la propria visione e fare delle coalizioni: noi abbiamo una filosofia sociale basata sul Corano, ma non c'è problema, si dialoga e si trovano soluzioni per lavorare insieme". Il Parti Islam punta molto la famiglia. D'altra parte è la leva demografica che perte loro di fare incetta di voti. "Non siamo qui per islamizzare l'Europa, ma per pacificarla: se non facciamo niente, le cose andranno molto male", continua profetizzando, entro dieci anni, "un ripiegamento identitario, religioso ed estremista", come nella ex Jugoslavia. "Non è passato molto tempo - sottolinea - ed era nel cuore dell'Europa. La stessa cosa si può verificare in Belgio".

Roberto, Carmine e Ferdinando: sono 3 fratelli ed il 28 giugno saranno ordinati sacerdoti insieme!Roberto, il maggiore, Carmine e Ferdinando, gemelli, saranno ordinati venerdì dall’arcivescovo Moretti.

Roberto, Carmine e Ferdinando: sono 3 fratelli ed il 28 giugno saranno ordinati sacerdoti insieme!Roberto, il maggiore, Carmine e Ferdinando, gemelli, saranno ordinati venerdì dall’arcivescovo Moretti. Con loro altri 11 giovani. «Vocazione nata dall’Adorazione eucaristica nella nostra comunità»
La sera del 28 giugno si vivrà nella Cattedrale dei Santi Matteo e Gregorio Magno a Salerno un appuntamento che non può passare inosservato. Quattordici giovani dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno verranno ordinati sacerdoti dall’amministratore apostolico, l’arcivescovo Luigi Moretti. Anche per una Chiesa locale come quella salernitana che, nonostante la contrazione delle vocazioni, è riuscita annualmente a ricevere in dono novelli presbiteri, il numero degli ordinandi è di tutto riguardo.

Ma le particolarità non si esauriscono nel numero. C’è la storia di tre fratelli, di cui due gemelli, che nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, insieme agli altri undici diventeranno preti.


Roberto, Carmine e Ferdinando De Angelis, 34 anni il primo e 30 i gemelli, hanno scelto di donarsi totalmente a Cristo.
È Carmine che racconta dello stupore di una scoperta. «Ho sempre custodito nel cuore e nella testa il seme che il Signore aveva posto in me. Lo hanno coltivato i miei genitori con il loro stile educativo improntato a una fede autentica e a principi solidi. Quando anche Ferdinando disse di volersi incamminare verso il sacerdozio non fui sorpreso. Lo fummo entrambi, invece, quando capimmo che il fratello maggiore, Roberto voleva diventare prete. Il primo a incamminarsi è stato lui, poi l’anno successivo toccò a me e a Ferdinando».

C’è stato un momento particolare in cui il Signore ha iniziato a scavare nella vita dei tre fratelli.
«Siamo di un piccolo paese di circa seimila abitanti, Bracigliano, nel quale il 2010 si intraprese l’Adorazione eucaristica perpetua con la speciale intenzione di chiedere che dei giovani rispondessero alla chiamata del Signore. La preghiera traccia il solco e non rimane mai inascoltata e così, con l’insistenza dei fedeli, c’è stato l’exploit. Noi abbiamo solo offerto la disponibilità e Dio ha fatto il resto».
«Ero attratto dalle chiese, dovevo entrarci e mettermi a pregare e la magnificenza delle opere d’arte mi parlava della bellezza che porta a Dio»
Queste le parole di Roberto,riporta Avvenire, mentre descrive la sua vita di ordinario studente universitario laureando in lingue. Roberto, Carmine e Ferdinando hanno iniziato la loro formazione presso il Seminario metropolitano “Giovanni Paolo II” circa sette anni fa affidandosi al rettore don Gerardo Albano e agli altri educatori. E insieme si sono lasciati plasmare dalla Parola di Dio di cui sono innamorati. «Quelli della formazione sono stati anni molto belli – sottolineano i tre fratelli –, certo con qualche difficoltà dovuta alla condivisione di tutto con altri giovani in cammino, che all’inizio sembra difficile ma poi diventa naturale e bella. Ora tutti e quattordici siamo un gruppo affiatato, ci vogliamo bene e non comprendiamo perché tutti vogliano parlare solo di noi tre. Non siamo un fenomeno, siamo come gli altri e, senza gli altri, non saremmo arrivati da nessuna parte». Hanno ragione, quella sacerdotale è una grande famiglia. Così Alfonso Basile, Emmanuel Castaldi, Agostino D’Elia, Umberto D’Incecco, Bartolomeo De Filippis, Antonio Del Mese, Emanuele Ferraro, Giovanni Galluzzo, Emmanuel Intartaglia, Raffaele Mazzocca, e Giuseppe Roca assieme a loro saranno un’unica benedizione per tutta la Chiesa salernitana.

Di Alfonso d’Alessio per Avvenire.it